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  • Creative Commons 3.0 sbarcano le licenze italiane

    Nell'età di Internet le modalità con cui le persone condividono informazioni si evolvono continuamente. A queste trasformazioni deve corrispondere un perfezionamento da un punto di vista giuridico, che sia in grado di inquadrare lo “stato dell'arte” della condivisione in rete e fornire gli strumenti in grado di supportarla. Un compito tutt'altro che semplice, ma il gruppo di lavoro di Creative Commons Italia ci ha provato: è di qualche giorno fa l'annuncio della versione 3.0 delle licenze italiane che, oltre alla traduzione nella nostra lingua, prevede specifici adattamenti al nostro sistema giuridico.

    Le licenze Creative Commons (CC) si basano sul principio “alcuni diritti riservati” e consentono ai titolari di tali diritti, gli utenti del web ad esempio, di evidenziare in modo chiaro le condizioni a cui è possibile riprodurre, diffondere a far circolare la propria opera. Il diritto d'autore si trova dunque a dover tutelare a differenza di quanto avveniva in passato un miliardo di persone, come ricorda Juan Carlos De Martin, responsabile del progetto CC Italia.

    Tuttavia, non sono soltanto gli utenti che pubblicano i propri contenuti a sfruttare le licenze Creative Commons, ma anche realtà che si trovano a dover operare nel mercato. La Stampa, dopo gli inserti TuttoScienze, TuttoLibri e TuttoSoldi, ha pubblicato lo scorso anno anche il suo archivio storico, così come la Regione Piemonte ha deciso, tramite il portale dati.piemonte.it, di diffondere i dati della pubblica amministrazione sotto licenza CC. Secondo i dati diffusi dal progetto CC monitor, inoltre, l'Italia si colloca al terzo posto per numero assoluto di licenze adottate (più di 5.500.000) alla spalle di Stati Uniti e Spagna. Tuttavia, il 43% di tali licenze è del tipo più “restrittivo”, una percentuale che ci colloca invece al trentottesimo posto su cinquantadue paesi monitorati per “libertà delle licenze”.

    Le principali novità introdotte dalla versione 3.0 delle licenze italiane comprendono in primo luogo un processo di armonizzazione attraverso cui uniformare le soluzioni adottate a livello internazionale, nonché alcune novità come la menzione del diritto di noleggio e prestito di copie dell'opera. Sul tema dei diritti morali e della gestione collettiva, il gruppo italiano aveva tuttavia già precorso i tempi, introducendo tali aspetti già nella versione 2.5.

    Si specifica inoltre come il linguaggio utilizzato in un'opera derivata non debba in alcun modo sponsorizzare l'autore originario, per preservare il suo prestigio e la sua reputazione. Non a caso, le modifiche in questione sono state accordate con il Massachussets Institute of Technolgy (Mit) che usa le licenze CC per la sua iniziativa OpenCourseWare. Oltre a ciò, le licenze 3.0 europee sono caratterizzate da una completa rinuncia a far valere il diritto sui generis sulle banche dati, che protegge il loro contenuto ed è quindi molto insidiosa per ambiti come la ricerca scientifica. Il ruolo svolto dalle licenze Creative Commons rappresenta in conclusione una soluzione che si colloca a metà strada tra coloro che intendono rafforzare ulteriormente le prerogative del diritto d'autore e coloro che vogliono abolirlo.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=9213&ID_sezione=38&sezione=

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